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ARCICONFRATERNITA
DEL ROSARIO
Cento(fe)
MUSEO
SANDRO PARMEGGIANI
Renazzo (Fe)

OTTAVIO MAZZONIS

La Resurrezione
2006
olio su tela, cm. 125 x 170

CENTO - CHIESA DEL ROSARIO - 3 GIUGNO 2006

Ottavio Mazzonis . La Resurrezzione, Davanti alla cripta Chiesa del Rosario, Cento (FE)
Davanti alla cripta

Carissimo Ottavio,

non è la prima volta che m'incontro con la tua pittura, e ogni volta è una nuova sorpresa, una più intensa emozione. A partire da quella mia prima visita al tuo studio torinese, quando vissi la sensazione di trovarmi in uno spazio senza tempo, dove a trionfare erano la luce e il colore dei dipinti che tappezzavano le pareti, e parlavano di varietà di percorsi. In seguito m'incontrai con la tua arte sacra e mi colpì il tuo modo speciale di entrare nei temi scritturali, reinventandoli nella forma esteriore per tradurli in una dimensione fortemente emotiva, con una straordinaria orchestrazione cromatica di bagliori di bianco e riflessi di ghiaccio, e macchie scure distribuite in sapienti partiture della tela. Oggi, davanti a questa Resurrezione, dopo le quattordici stazioni della Via Crucis, che per tua donazione fanno parte del patrimonio artistico della chiesa centese del Rosario, mi accorgo che lo scorrere del tempo non ha in alcun modo mutato la tua poetica e neppure il tuo modo di concepire l'opera d'arte. So che essa nasce da un modo d'eseguire lento, meditato, pennellata dopo pennellata, non certo per esitazioni o per prudenza, ma per tensione a far coincidere gli elementi di un'emozione tutta interiore con quelli strutturali dell'opera, secondo precisi concatenamenti che danno ragione d'essere ad ogni pur minimo particolare. Come a dire, volendo usare una metafora, che il suono di ogni tua parola corrisponde al suo significato. L'esito finale è Armonia, di cui la tua opera si nutre.

E' Bellezza, non quella derivante dalla fredda e calcolata perfezione costruttiva, ma quella in cui luce, colore e forma esprimono appieno la loro liricità. La luce è andata sempre più definendosi come il mezzo per esprimere la verità di sentimenti forti dentro il tessuto cromatico del dipinto. E' luce che accompagna e definisce valori chiaroscurali, che rende il colore libero e trasparente, reale e fantastico insieme. E' luce che inonda con raggi obliqui la superficie della roccia e, prima ancora di raggiungere la figura, fa vibrare il colore di leggere nuances, smaterializzando la forma. E' luce che trattiene in sé una forte carica simbolica e, avvolgendo la mirabile icona della Maddalena, sembra invitarla a superare se stessa e a immergersi nell'ineffabilità del mistero.

E poi il colore: ecco l'altro protagonista della tua opera. Un colore che diventa esso stesso luce, spazio, forma. Si potrebbe pensare ad apporti della cultura pittorica italiana o francese, ma non basterebbero a spiegare questa tua genialità cromatica, che estrapola dalla gamma naturale colori che tu sai trasformare in qualcosa di vago e di prezioso, accostandoli in accordi di prof onda poesia. Mai troppo squillanti, attutiti come sono dal doloroso silenzio che avvolge la rappresentazione ; mai violenti, anche quando si tingono di macchie di rosso e di giallo nella fusciacca che avvolge il corpo della Maddalena, o si bilanciano in un verde prezioso che, sfumato dall'ombra, costruisce il vaso degli unguenti.

Ancora una volta l'evento perde il contatto con la narrazione per un tuo deliberato allontanamento da sentieri già percorsi da altri. Eppure il racconto scritturale è sotteso alla tua intuizione pittorica.

Si legge nel Vangelo di Marco (16,1): "Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?" Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande".

Ecco le tre donne davanti al masso rotolato, che svela il vuoto del sepolcro. Proprio a loro appare specialmente rivolto il tuo interesse. Lo spazio stesso è risolto in modo da risultare funzionale a loro, che si presentano in gruppo raccolto, chiuso, statico -solo i panneggi sono mossi da un crepitio di vento- e, tuttavia, non costituiscono un unicum, ma piuttosto un coro di assoli, in quanto hai differenziato ciascuna figura secondo precisi ruoli.

Maddalena, avvolta nella luce che dalla roccia riverbera su di lei come risposta cosmica, come irradiazione del mistero trascendente trasmesso all'umanità. Con il corpo proteso verso il buio del sepolcro, Maddalena, sopraffatta dallo sgomento e dal dolore, stringe la testa tra le mani, le dita drammaticamente affondate nei capelli, le labbra dischiuse in un grido di dolore. E' la disperazione di chi ha l'improvvisa consapevolezza di aver perduto Colui che l'ha sollevata dalla polvere. Alle sue spalle la patetica sequenza delle altre due donne: Maria di Cleofa, la madre di Giacomo il Minore e di Giuseppe, avvolta in una veste scura, il capo coperto da un velo bianco che ondeggia nella brezza mattutina, manifesta nel volto e nella stretta vicinanza al corpo della Maddalena un'appassionata condivisione del dolore, mentre con l'indice della mano sinistra addita il cielo come solo luogo di speranza. E infine Salome, che reca in mano il vaso degli oli aromatici, e si volge incredula a cercare un Corpo che non c'è più.

Volti, gesti, forme fisiche curvate dal peso dello sconcerto e del dolore: tutto parla di profonda indagine sui sentimenti umani per arrivare a verità spirituali. Perché questo è il tuo personalissimo modo di fare arte sacra.


Da artista colto e meditativo quale sei, hai saputo trasferire il soggetto sacro su un piano di forte emotività, inventando una nuova forma espressiva sia per quanto attiene alla dimensione spaziale la figura della Maddalena incombente sul riguardante lo rende spiritualmente partecipe dell'evento divino- sia per quanto riguarda la dimensione temporale, completamente annullata dalla naturalità di una rappresentazione, che contiene sentimenti di sempre e di tutta l'umanità di fronte al mistero del sepolcro vuoto.

Questa splendida opera è il tuo approdo attuale, non certo il definitivo, poiché, conoscendoti, credo di poter affermare che non esiste limite alla tua creatività e alla libertà del tuo spirito.

Con stima e affetto Maria


Ottavio Mazzonis . La Resurrezzione, particolare davanti alla cripta Chiesa del Rosario, Cento (FE)
Particolare resurrezione davanti alla cripta

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