L' ARCICONFRATERNITA DEL SS. ROSARIO
di Mons. Salvatore Baviera

Chiesa del Rosario , Cento (FE)
Chiesa del SS. Rosario

Ho il piacere di scrivere queste righe, non tanto per fare la storia di un passato, sia pur glorioso, quanto per dire cose attuali, cioè la vivente realtà dell'Arciconfraternita del Rosario, così ben inserita nel fervore religioso della nostra comunità cittadina. E difficile oggi fare delle cose che « durino ». Si vive all'insegna del transitorio. In maniera troppo veloce una cosa distrugge l'altra, una moda ne seppellisce un'altra, i modelli più celebrati invecchiano nel giro di pochissimi anni.

Anche le forme associative attuali sono instabili. Chi le fa nascere non pensa neppure che potranno essere ancora in piedi dieci anni dopo.
Eppure l'Arciconfraternita del Rosario, sorta nel lontano 1577 e soppressa nel periodo napoleonico, è rinata in Cento con il proposito di vivere a lungo.

Ed ora mi è caro rifarmi a ricordi personali. Ero da poco arrivato a Cento ed ebbi subito modo di rendermi conto delle condizioni in cui si trovava la chiesa del Rosario.
Il Coro aveva il soffitto cadente e tutta la tristezza delle cose lasciate andare.

Mi incontrai quasi casualmente nel Coro stesso con due signori che non conoscevo ancora, il sig. Mentore Orsi, presidente della Pro-Loco e il M.o Luigi Riguzzi
.Nacque tra noi una facile intesa, perchè il discorso cadde sulla necessità di un restauro, che essi intendevano condurre avanti a nome della loro Associazione.

Pochi mesi dopo quell'incontro, cioè nel 1964, iniziarono i lavori, che ridiedero al Coro il suo vero volto armonioso e austero.
Fu veramente una gioia rientrare in quel Coro, e per molti centesi fu una scoperta: non lo avevano mai visto prima e, dopo averlo ammirato, confessarono di sentirsi in colpa per questa trascuratezza nella conoscenza della loro città.

Ricordo pure come si passò dal restauro del Coro alla ricostituzione dell'Arciconfraternita.
Un giorno il M.o Riguzzi mi fece una domanda che evidentemente usciva da una lunga incubazione: « Perchè non rimettiamo in piedi la Confraternita? C'è la Chiesa e non c'è la Confraternita. È una cosa che non va ».
L'idea mi sembrò subito di quelle che vanno a finir bene. Mi sentii di incoraggiarlo, per quanto, arrivato da poco, non conoscessi ancora abbastanza bene le possibilità centesi.

Il M.o Riguzzi aspettava solo quel piccolo cenno di incoraggiamento e partì subito alla grande maniera.
Ogni settimana mi telefonava per dire: « Siamo già in dieci, quindici, venti... ».

Finalmente il numero dei confratelli arrivò alla quarantina e sembrò a tutti abbastanza alto per chiedere all'Arcivescovo l'approvazione dei nuovi Statuti, che erano stati nel frattempo elaborati.

L'Arciconfraternita ha ora una sicura vitalità. Ha il suo consiglio direttivo, le riunioni periodiche, i momenti di preghiera, le ricorrenze religiose.
Si è inoltre assunto l'impegno di continuare fino ad opera compiuta il ripristino di tutto il complesso monumentale, che comprende coro, chiesa e locali annessi.

Questo impegno, che sgorga da un sincero sentimento religioso e da un fervido interesse per le cose artistiche e le tradizioni storiche cittadine, allinea la Confraternita accanto ai pochi che hanno veramente a cuore gli aspetti monumentali della città.

L'Arciconfraternita è rinata a Cento nel clima post-conciliare.
I Concili sono quei momenti privilegiati in cui la Chiesa e, di riflesso, l'umanità intera cominciano a respirare con più energia, in cui la vita spirituale tenta nuove forme e nuove esperienze.
Sono insomma dei momenti creativi.

Pensando alla storia della nostra Confraternita del Rosario un accostamento viene spontaneo. Essa è stata fondata nel periodo di fervore religioso che seguì al Concilio di Trento, è risorta in questo periodo che segue al Concilio Vaticano II.
La sua piccola storia si inserisce nella grande storia della Chiesa, la sua vitalità si alimenta alle forze stesse che permettono alla Chiesa di rinnovarsi e di rinnovare il mondo.

Gli auspici sono buoni. Non mi resta che augurare alla gloriosa Confraternita di diventare sempre più e meglio una delle forme autentiche di spiritualità laicale nella nostra città.

Mons. Salvatore BAVIERA




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