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Storia della Confraternita prima del 1965, III parte.

Venuta meno detta Confraternita, dopo un lasso di tempo non breve di disorientamento attribuibile a una generale svalutazione delle confraternite sia dal punto di vista giuridico che pastorale, sugli anni '60 di questo secolo, parve a taluni opportuno rinverdire le tradizioni, che avevano fatto della chiesa un centro di vita religiosa e di arte. Allora si pensò alla ricostituzione, in chiave moderna, dell'antico sodalizio, senza per questo esonerarlo dagli obblighi di provvedere alla conservazione del patrimonio artistico che la chiesa possiede.

Nel 1964, si stese una bozza di nuovo statuto, esemplato su quello del 1732 e debitamente aggiornato anche secondo il profilo delle vigenti norme ecclesiastiche; tuttora giace, in vista di un'auspicata approvazione, presso la Curia arcivescovile di Bologna.

La delibera, per addivenire alla riforma, era partita dalla congregazione generale del 13 aprile 1732. Erano stati designati al compito i confratelli dott. don Giuseppe Antonio Donati e Domenico Maria Barbieri, l'arciprete della collegiata di San Biagio Girolamo Baruffaldi

Nei limiti delle proprie possibilità, essa provvede, inoltre, alla manutenzione degli edifici e attende al ripristino delle parti fatiscenti o alterate nelle strutture, sempre mirando alla conservazione originale del complesso monumentale che costituisce la chiesa.

Questo impegno, che muove da un sincero sentimento religioso e da un vivo interesse per l'arte e per le tradizioni storiche della nostra città, allinea la Confraternita accanto a coloro, pochi in verità, che hanno veramente a cuore e difendono i valori soprattutto morali che la nostra Cento, generosa e colta, ha saputo esprimere nei secoli.

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